Nel 1961 a Frascati, nella calda atmosfera dei Castelli Romani, e successivamente a l’Aquila, si svolse un Convegno promosso dal Ministero della Pubblica Istruzione, unitamente con il Festival Internazionale dei Burattini e delle Marionette.
Vi partecipai quale rappresentante della Scuola presso la quale insegnavo e che intendeva creare un laboratorio teatrale.
L’entusiasmo che riportai da quel Festival e la bontà del fine mi spinsero a mettere in scena nel giro di due soli anni scolastici “Il Bugiardo” e “La Famiglia dell’Antiquario” di Goldoni, “Le Allegre Comari di Windsor” e “I Suonatori di Brema”, creando un laboratorio teatrale e coinvolgendo colleghi ed alunni. Le commedie ebbero anche un commento musicale adeguato all’argomento e all’epoca.
Una buona conoscenza della Musica, tale da permettermi la lettura di uno spartito, l’abitudine ad assistere a spettacoli d’Opera Lirica sin dall’infanzia, la frequentazione del Corso di Scenografia all’AA:BB con Toti Scialoja, l’avere acquisito il “senso” del Teatro in famiglia, essendo cugina di Pietro ed Enzo Garinei, assistere alla Scala a regie di qualità, collaborando come aiuto e come costumista, mi incoraggiavano sulla strada che rispondeva ad un mio profondo desiderio e mi spinsero a propormi un nuovo obiettivo: l’Opera Lirica con i burattini. Lo scarso o inesistente contatto del Teatro Lirico con la gente comune, in città e ancor più in provincia , mi sollecitava a stabilire un contatto fra questi due mondi e mi sembrò che i burattini potessero mediare onorevolmente le difficoltà.
Da sottolineare che se nel tempo compagnie teatrali come Podrecca e Colla e città come Salisburgo e Praga hanno sempre rappresentato l’Opera Lirica con le marionette, l’impiego dei burattini è nuovo, come affermava in un suo discorso il M° Muti, persona che segue con molta attenzione il “teatro minimo”.
Per consentire un facile approccio, la scelta non fu di rappresentare l’Opera Lirica intera, come avviene giustamente nei grandi teatri, ma parzialmente ridotta attraverso sapienti collegamenti recitativi, quanto basta a fornire uno spettacolo, della durata accettabile di un’ora e quindici minuti, di musica e di prosa ispirato all’Opera Lirica ma “sopportabile” dai burattini.
Inoltre considerai che se è vero che dopo il 1946 la riapertura della Scala di Milano dette l’avvio ad un periodo splendido che riportò la Lirica in tutto il mondo, è anche vero che oggi essa si muove nel quasi totale disinteresse del grosso pubblico, impigrito dalla televisione e scoraggiato dal costo elevato dei biglietti. Ritenni così che il teatro dei burattini potesse mediare molte di queste difficoltà. Ci si doveva però affrancare dal preconcetto che il “baracchino” fosse soltanto il luogo in cui Pulcinella prende a manganellate il Diavolo!
Così, con cocciutaggine, ho progettato e costruito personalmente un teatro in stile barocco di 3 metri per 3, sul modello di quelli che possiamo ammirare nei palazzi d’epoca, completo nelle sue parti essenziali ma ricco nella decorazione, con sipario all’italiana, facile nella struttura per il trasporto e per la collocazione. E mia è la scelta dei brani musicali e la loro riduzione, la sceneggiatura, la creazione di 12 scene, la fabbricazione di 84 burattini, i costumi e la regia.
Come primo esperimento scelsi il “Barbiere di Siviglia” di G. Rossini perché è una delle Opere più amate dal pubblico. Molti conoscono infatti “la calunnia è un venticello”, “Figaro qui, Figaro là”, “una voce poco fa”, e spesso anche chi non frequenta l’Opera le usa come intercalare scherzoso nel parlare.
La prima rappresentazione è avvenuta in Roma al Teatro Euclide nel Giugno 1998, per proseguire in soli tre anni con altre undici rappresentazioni in Italia, partecipando ai Festival di Todi, Spoleto, Feronia, Jesi e al Rossini Opera Festival, oltre la partecipazione a Telethon 2000.
Attualmente sono in cartellone, oltre il “Barbiere di Siviglia”, il “Ratto dal Serraglio” di W.A. Mozart, “La Dirindina” di D. Scarlatti, “L’Elisir d’Amore” e “Il Campanello” di G. Donizetti, “Le Maschere” di P. Mascagni, “La Furlana”, “Livietta e Tracollo” e “La Serva Padrona” di G.B. Pergolesi. E altre opere sono in preparazione, consigliate dal M° Muti, del quale godo la stima e l’amicizia e che segue il mio lavoro con molto interesse.
L’incoraggiamento a continuare mi è venuto inoltre non soltanto dalla Stampa, anche specializzata, ma da svariate personalità della musica e dello spettacolo che mi hanno offerto la loro collaborazione e partecipazione.
E così, alla tenera età di 93 anni, non posso che continuare…

Renata Penta
Teatro alla Scaletta